Crocifisso

“Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. (Isaia 53,6-7)

 

Il crocifisso può essere definito come la rappresentazione della crocifissione di Gesù. 

Tale segno, seppure già noto in epoco precristiana, è divenuto nei corsi dei secoli il principale simbolo della passione e della redenzione, nonchè un gesto di fede tipico della religione Cristiana.

La rappresentazione della Passione di Cristo offre da sempre uno spunto per rendere una gamma di emozioni e sensazioni che non trovano un apprezzabile paragone in altre istanze di comune immediatezza e ricevibilità.

Il ruolo della crocifissione di Gesù nella cultura occidentale, al di là delle dispute sulla sua storicità, è sicuramente fondamentale, poiché rappresenta di fatto un agente culturale di enorme influenza nella storia. Inoltre, il segno formale stesso della crocifissione, la croce, è diventato un simbolo di cui tuttora si fa ampio uso presso le culture di derivazione cristiana.

In seguito alla dominazione bizantina, l'arte italiana ha visto l'introduzione dei crocifissi. Tali opere rappresentano il Cristo in croce che, contrariamente alla scena del Vangelo, è raffigurato da solo.

Nella crocifissione il Cristo non appare più vestito con il colobio, la tunica dei monaci cristiani, ma ha un panno che gli cinge i fianchi. E’ rappresentato ancora vivo, col volto inespressivo, lo sguardo fisso e gli arti rilassati in maniera irreale. 

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